Bipolarismo bilaterale

"So che è impopolare, immorale, innaturale.. tutto quello che volete. Ma non mi piace allattare! La trovo una tortura, al di là degli orari, Riki non si attacca mai subito e quindi tutte le volte c'è il balletto davanti al capezzolo, poi finalmente si attacca, ciuccia forte, mi fa male e poi si stacca. Facciamo così due tre volte, poi finalmente si attacca bene, di nuovo male, ma poi passa. A metà si addormenta, tienilo sveglio, sveglialo di nuovo, si stacca e piange, si riattacca di nuovo dolore, poi passa. Si addormenta, no forse vuole l'altro seno, e si ricomincia da capo. Ho una vecchia crosta sul capezzolo e sull'altro si stanno formando dei puntini rossi che non mi piacciono per niente. Tieni pulito il seno se no viene la mastite, metti l'olio se no vengono le ragadi, a volte lo morde proprio, e mi fa un male cane. Ora per esempio mi pizzicano i capezzoli, altrimenti mi pizzica proprio il seno. E un seno ne ha di più e l'altro di meno, quindi tira da quello più dolorante-che produce anche meno col tiralatte, ne viene poco. Oltre tutto credo di averne più al mattino e poi col tempo ce nè meno, infatti solo al mattino goccia il latte, durante il giorno no. E non sai quanto ne prende, e non sai se gli basta. E ho paura mi venga qualcosa al seno. Ero partita bene, volevo allattare, ma non pensavo fosse così dura. Quello che mi frustra di più è il dolore quando si attacca e il fatto che ci mette una vita ad attaccarsi, mi strema. Per il resto sarebbe anche fattibile, ma questa cosa mi devasta e mi rende insicura."

Questo è uno dei primi sfoghi pubblici che ho fatto, in un gruppo di mamme di luglio. Una specie di coming out, perchè è così, se la gestione generica del pupo è fattibile (pianti senza apparente causa e addormentamenti difficoltosi a parte), tutta la storia dell'allattamento è stato un vero disastro.

Ho deciso così di fare una pausa di riflessione, riabilitazione e cicatrizzazione. E' vero forse le mie ragadi appaiono piccole e innocue, ma vi assicuro che confronto i dolori del parto sembravano gigantesche! Tremavo ogni volta che si avvicinava l'ora della poppata, e ogni tanto tremo anche adesso..

Al di là delle belle frasi ad effetto "allattare è un momento magico" che infastidiscono solo, so che è importante per il piccolo e anche a me una mano la dà. Ma certe notti penso solo intensamente "Passo all'artificiale e viviamo tutti felici e contenti!", mentre gli sto dando l'aggiunta dopo un tentativo di poppata finito in tragedia (si contano due feriti e un bimbo urlante).

Ma la lotta interna non si limita a questi momenti di lieve bipolarismo. La lotta interna, quella che davvero logora comprende altre cose. Invidio persone decise pro o contro..  io invece non ci riesco a decidermi.. ogni volta che allatto soffro, e soffro anche dopo a livello fisico; quando cedo all'aggiunta soffro il doppio a livello emotivo, però se cedo un motivo ci sarà.. poi mi rendo conto di riempire il mio compagno delle mie teorie contrastanti: forse non gli basta, non è abbastanza sostanzioso, però magari provo ad attaccarlo, no diamogli l'aggiunta che piange disperato, mi fa ancora un male cane ma che dici è meglio se provo o è meglio se  faccio una pausa? e via dicendo..

Perchè io in genere non mollò mai. Cerco di superare ogni ostacolo. Però allattare si avvicina davvero poco all'atto d'amore, mentre è incredibilmente vicino alla tortura! E mi secca che il problema non sia il "non avere latte" ma il soffrire per darglielo.

Stiamo diventando una razza debole, vittime dell'evoluzione della medicina che ci permette di fare cose che altrimenti non potremmo fare. Come vivere nonostante un cuore difettoso, sopravvivere a malattie gravi e a tumori. Questo ci permette di vivere più a lungo o meglio, ma non fortifica la razza umana che sta diventando sempre più dipendete dalla medicina.

Prendete i parti: l'epidurale o gli altri metodi per soffrire meno, quante mamme ne fanno ricorso?
Una volta superato il parto..anche l'allattamento è spesso difficoltoso o doloroso. Perchè questo? Penso proprio sia perchè ci stiamo indebolendo, se non fisicamente, anche solo mentalmente. Sappiamo che ci sono le scappatoie e quasi sembriamo fanatiche se non le vogliamo usare: "Se c'è un rimedio, perchè dovrei soffrire?".

Mi viene in mente una scena, dopo il parto, quando il ginecologo mi stava dando i punti. Mi chiede: " Fa male?" io rispondo che era un po' fastidioso, facendo spallucce. E lui risponde serio: "Ma deve dirmelo se fa male! Che gli metto più anestesia! Mica sono qui per farla soffrire!". Stranamente il mio compagno ha capito al volo quello che pensavo e ha risposto per me "E' che dopo tanto dolore, pensava fosse normale provare un po' di fastidio!".

Tipo una giornata no

ovvero: non ci sono giornate tipo.

Per avere davvero un'idea di com'è una giornata con un neonato bisogna premettere che, sopratutto i primi giorni, quando non sai che pesci pigliare, non esiste una giornata tipo. Tanto che vi sembrerà impossibile creare una routine. Tanto da rimanere delusi quando, avendo trovato uno stratagemma per calmarlo, la seconda volta non funziona più.

Inizio blocco 1

"Eeeeh", forse si sta svegliando, ma tu speri stia parlando nel sonno perchè se il tuo cervello è acceso e sintonizzato su sul pianto, il tuo corpo è un sacco pieno di sabbia.

"EhEEEEEH" ok, è sveglio, ti alzi pesantemente, vai in bagno col pupo e controlli se ha fatto pipì (anche se inizi a riconoscere l'odore della pipì prima di aprire il pannolino). Apri il pannolino, e aspetti faccia il malefico getto di pipì da "pisello all'aria", non lo fa, allora ti giri e prendi il pannolino nuovo, lo apri mentre ti rigiri ed ecco la fontana di trevi, giù per la lavatrice, su per le piastrelle di fronte, lungo i tuoi vestiti e nelle tue ciabatte (a seconda dei casi). Istintivamente usi il pannolino nuovo per pararti dagli schizzi. Butti il pannolino che ha avuto la vita più breve della storia.

Finalmente riemergi dal bagno, ti ributti sul letto e porgi la tetta sperando di sprecare così meno energie. Ma lui non si attacca, si stacca, ti tira il capezzolo, lo mastica tipo cewingum o lo lecca tipo lollipop.. tutto tranne ciucciare. Poi ad un tratto.. DOLORE! Bene ci siamo si è attaccato.

[Visto che la cosa è poco conosciuta ricordo che i primi mesi allattare è doloroso, che spesso capitano ragadi, ingorghi e mastiti. Le prime ciucciate di ogni poppata, causa il flusso di latte che passa, fanno avvertire una sensazione ai capezzoli che ricorda un fiume di spilli...]

Si stacca quando ha finito, tu speri si riaddormenti e invece è sveglio come un grillo. Tenti di intrattenerlo nel letto, ma ad un certo punto cedi ai suoi lamenti e ti alzi. E così inizi la carrellata dei tentativi: vorrà stare a guardare il mondo nel lettino? no forze è meglio il passeggino ieri ti era piaciuto così tanto sei rimasto un'ora a guardare il soffitto, oggi però ti annoi lo stesso. Bene allora ti prendo in braccio. Ah ottimo dormi e io ora come faccio a mangiare??

Mangi con una mano sola, sperando di non far cadere niente addosso al pupo dormiente, mangi poco perchè sei stanca e giustamente anche mangiare fa fatica. Guardi l'ora e comprendi che tra tutto dalla poppata di prima ti sei giocata ben due ore perchè lui ancora non dorme...

Si lamenta di nuovo, cosa vorrà? Di nuovo il pannolino? Non è possibile!
Una volta cambiato frigna di nuovo, si mangia le mani e appena intercetta il tuo naso inizia a ciucciare vigorosamente sbavando nelle tue narici. Va bene ti do il latte, aspetta solo che prendo dell'acqua e il paracapezzoli..no dai faccio in fretta, non ti arrabbiare. Un secondo solo!

Eccoci ci mettiamo comode come ci hanno insegnato al consultorio. Seduta, schiena dritta, tu su un cuscino, i piedi rialzati...o quella posizione ti piace solo quando siamo al consultorio, per fare bella figura? Allora come ti vuoi mettere? vediamo, ora che sei sdraiato, mi sporgo un po' ed...ah ti sei attaccato. Si io sarei un po' storta, con tutto il peso su un braccio solo, mi sta già iniziando a formicolare il braccio..ma chi ti stacca visto che ti sei attaccato bene e non mi fai neanche male?

Una volta staccato faccio asciugare il seno mentre cerco di farti fare il ruttino. Cerco di metterti a letto, ma ti svegli e quindi sono costretta a passeggiarti con la tetta al vento per casa.
In questi giorni spero vivamente che nessuno sbirci in casa perchè ormai un buon osservatore avrebbe potuto vedermi completamente nuda. Di giorno viaggio con i seni fuori per farli asciugare. Di notte una volta lavata viaggio con la jolanda nuda per fare asciugare i punti. E' peggio di una lavanderia!

Lo appoggio e finalmente dorme! Corro in bagno a fare pipì visto che è la terza volta che mi dimentico. Ora che faccio? Mi lavo? Sistemo? Pulisco? Mi rilasso? Mangio???

Raccatto quello che c'è sulla via per la cucina, mi metto sul divano e.."Eh".

Magari si riaddormenta.

"Eeeehhh!"

..arrivo.

Fine blocco 1

Inizio blocco 1bis

E' notte. Il piccolo urla come un pazzo, urla tanto che hai paura non prenda più fiato, è tutto rosso e la bocca non è mai stata così spalancata. Ovviamente il pannolino è pulito, ha mangiato e fatto il ruttino. Tu sei esausta e anche il papà inizia ad avere segni di cedimento. Ormai lo palleggi tipo pallone da basket, ogni dieci minuti lo fai rimbalzare nelle braccia del padre nella speranza di riprenderti, sei quasi tentata di andare di nuovo all'ospedale per vedere se si è rotto qualcosa. Decidi di dargli ancora un po' di pappa, magari ha fame ieri ha funzionato..
Lui continua a stare sveglio e muoversi come un matto per mezz'ora, tempo in cui ti sfiora il pensiero "ma perchè sprechi così le energie che dopo ti viene di nuovo fame?". Poi crolla e cerchi di crollare anche tu. Ma ovviamente tu sei più nervosa che mai, passi così le tre ore a girarti e rigiarti nel letto tanto che capisci che si sta avvicinando un'altro "Ehhh" e tutto sta per ricominciare...

Fine blocco 1bis

Ripetete il blocco 1 tre volte nella giornata, cambiando tipo di pasto (colazione, pranzo, cena), aggiungete il blocco 1bis per la notte e avrete una giornata tipo no.

Metodi di tortura moderni: deprivazione del sonno

E' terribile, dopo due giorni a casa, ti ritrovi a vagare tipo zombie,  i pochi spazi liberi li usi per mangiare e andare in bagno.
Sei troppo stressata per dormire nei 15 minuti che dorme lui da solo.

Si sveglia di nuovo, lo cambi, forse ha fame, lo allatti. Ha ancora fame? Diamo l'aggiunta. Ha ancora fame? No non è possibile.
Lo cullo. No si mangia le manine. Però guarda ecco sbadiglia.

Ok, ora dorme, su di me. E io ora come faccio a dormire?

E poi piange di nuovo, tu cerchi di cullarlo per farlo dormire e i tuoi seni sprizzano latte di gioia, così ora devi tamponare le perdite, cercare le coppette, lasci in giro quella vecchia, trovi una lavetta ti pulisci, raccogli un pezzo di carta da terra

Sono stanca, i seni prosciugati che piangono lacrime di latte. I vestiti tutti chiazzati, il letto chiazzato, il pavimento chiazzato..ma della sua pipì.
Ho mal di schiena, la testa in panne, trovo stancante qualunque decisione, anche cosa fare ora che dorme.
E intanto la gente si offende se non la faccio venire a casa. E medito se trasferirmi dai miei non possa esser letta come una sconfitta.

I parenti lo rapiscono appena lo vedono e si arrabbiano se non possono essere sempre qui. Io ci ho pure provato, a fare venire qualcuno a darmi una mano. Ma sono state le due ore più lunghe della mia vita. Mi sentivo sotto giudizio, se lo faccio piangere penserà che non sono una brava madre! Allattare con il pubblico poi non mi piace, con tutte le varie difficoltà che ho non mi sembrava una grande idea, e neanche dargli il biberon, visto che magari poi possono venire strane idee a chi è venuto ad aiutarmi.

Perchè non capiscono, o non si ricordano com'è? Che c'è bisogno di tempo, anche per sbagliare e sopratutto di intimità per creare la nuova famiglia?

Perchè sembra che nessuno si ricordi com'è? Forse è autoconservazione, tipo il dolore del parto che si dimentica (confermo, io già non ricordo più nulla) perchè se no nessuno farebbe più figli..e questo è lo stesso!

E non sento attaccamento, non lo amo alla follia, tutt'al più mi sembra carino. Di contro lui non sembra riconoscere così tanto la mamma, il mio odore o la mia voce, tanto da essere calmato solo dalla mia presenza, e io così mi sento inadeguata e frustrata. Così piango mentre lui piange perchè non so più come calmarlo mentre sono letteralmente esausta. E se arriva Lui e lo calma, sono quasi gelosa.

Cose che vi ritroverete a pensare una volta a casa col pupo


  1. perchè non dorme?

  2. perchè ha dormito così poco?

  3. cos'avrà?

  4. ti ho cambiato il pannolino, dato da mangiare abbondantemente, pare tu non voglia dormire..cosa vuoi??

  5. sbadiglia e si ciuccia le manine, ha fame o ha sonno?

  6. perchè non lo capisco?

  7. perchè nessuno mi capisce?

  8. cosa faccio adesso?

  9. perchè è così dura?

  10. perchè è così faticoso?

  11. ma gli altri come hanno fatto?

  12. perchè non lo capisco? no questa l'ho già scritta...

Ritorno al futuro

Una volta a casa, diecimila cose cui pensare: i gatti prima di tutto, poi bisognava sistemare la roba dell'ospedale, organizzare gli spazi nel modo più adeguato, mangiare, bere e lavarsi..le piante, la roba stesa e quella da lavare. Dopo un tour de force eravamo a buon punto. Questo cosetto che non sembra neanche nostro, a volte uno se lo dimentica che c'è, altre invece vorresti davvero "darlo alla befana, che te lo tenga una settimana"...
"Eeeehhh!" (mio figlio vocalizza così al momento). Pronto tetta. Lui cicuccia.
"Eeeehhh!" pronto tetta, no, non ne vuoi? Però le manine in bocca? Uhm forse non ce n'è più..
Cavoli, e ora come mi regolo sulle aggiunte?
Inizia così un calvario tra internet, pediatri del consultorio, pediatra suo, mamma, papà, zii e amici. Consigli e nozioni più o meno scientifiche. Tutto questo nelle giornate più calde che ha fatto quest'anno.
Prima decidiamo una via "naturalista" do' solo il mio latte, poi ci rinunciamo, la sera diamo l'aggiunta e lui ci fa dormire 4 ore tra una poppata e l'altra. Anche il secondo giorno a casa, fila via così.
Dai tutto sommato è facile.
Il giorno successivo però, forse causa caldo, il piccolo si attacca anche per un'ora ogni ora e mezza due. Sono sfinita. Piango per ogni cosa (forse la famigerata caduta degli ormoni?), quando vedo la foto di quando eravamo all'ospedale, quando gli canto la ninna nanna di quando ero piccola, quando Lui mi da un bacio. Passano i miei a darmi una mano e alla fine diamo l'aggiunta più che altro per farmi riposare un po'.
Forse c'è qualche problema Houston..
Passa un'altro giorno delirante (ormai il senso del tempo è vago, ricorda più un puzzle non assemblato, lo sai che i giorni sono uno dopo l'altro, ma non riesci a collegarli tra di loro). Arriva il tiralatte prestato e lo scalda biberon. Il secondo un grande affare! A me iniziano a prudere da morire le smagliature e dopo 15 euro per una crema inutile, ne scrocco una del pupo che sistema la questione. Ma adesso a prudere ci sono le bolle su braccia e gambe, forse dovute al caldo.
Eccoci qui il piccolo ha poco più di una settimana di vita, e sono quasi cinque giorni che è a casa con noi. E siamo ancora in alto mare..
Passa mia zia, che ci fa cadere in una bolla sospesa, lava i piatti, prepara qualcosa per cena, ci dice che dobbiamo rilassarci e fare come vogliamo perchè siamo noi i genitori, e tutti in qualche modo sono cresciuti. Sarà che ha due figli, sarà che è molto giovane e tranquilla. Fatto sta che rimaniamo in questo stato di beatitudine, che ovviamente scoppia poco dopo che lei se ne va..
E da lì la follia pura.
Houston abbiamo un problema!
Ecco di fatto il bambino non ha dormito in modo continuativo, da solo per più di 10 min dall'una del pomeriggio. Addosso a noi forse anche 15min se li è fatti, ma niente di più. Ho tirato fuori la tetta, l'altra, abbiamo sfoderato l'aggiunta che mi ero tirata col tiralatte. Tentato con una doppia dose di artificiale. Niente. Bere beveva (tranne forse l'ultimo biberon di cui non era molto convinto). Abbiamo cambiato pannolini, fatto spugnature con l'amido per rinfrescare. Cantano ninna nanne.
Non avrei mai pensato di arrivare così presto a vocalizzare "Ooooo ooooh".
E mai e poi mai avrei pensato di farlo, tette al vento.
Abbiamo provato tutte le posizioni del kamasutra dei neonati. Siamo anche ricorsi al cicuccio! Sacrilegio!
Ma niente,
Il massimo che faceva era stare buono ma con gli occhi aperti.
E ormai si erano fatte le 23...
Io continuavo a pensare a quelle buffe cose che ti dicono tipo: riposati quando riposa lui! Si e quando? E sopratutto, quando mangio? Quando mangia lui? no perchè se no non ci siamo con le tempistiche!
Andiamo al pronto soccorso, chi altro chiami se no? In macchina il bimbo dorme, col ciuccio. Tentati di tornare a casa spegniamo un'attimo la macchina. Riparte. Bene allora andiamo.. Preso in braccio, torna a dormire.
Vabbè ormai siamo qui. All'accettazione già ci davano dei matti. Andiamo in pediatria e io spero di non trovare nessuna di quelle che conoscevo. E invece zac! La più antipatica, "Ah si mi ricordo di lei..." dice con tono acido.
Alla visita può andare una persona sola e mando Lui, se no la strozzo.
Il bimbo gode di ottima salute, forse ha solo caldo.
Una volta in macchina piange ovviamente per tutto il tragitto. A casa apro il distributore di latte, lui finalmente si attacca, e si addormenta con la tetta in bocca, io scivolo nel letto e me ne frego per la prima volta degli orari. Lui si sveglia autonomamente ogni 3, 4 ore quella notte.

I giorni di demenza in ospedale

Tutto è iniziato quando ero ancora in sala parto, la placenta non scendeva e i medici hanno avvicinato il piccolo al seno. Scoperto il seno, la dura triste verità: capezzolo piatto. E il piccolo non si attaccava.

Poi in una saletta a parte ho aspettato un paio d'ore (questo il tempo necessario per essere sicuri che non ci siano emorragie gravi, dopo un parto naturale) e hanno riprovato ad attaccare il piccolo, secondo verdetto: il bimbo ha il mento piccolo e non riesce a spingere bene. La tettarella di un biberon sembrava non servire a nulla.

Il primo giorno abbiamo provato con un paracapezzoli, enorme, che Riccardo non riusciva nemmeno a prendere in bocca, terzo verdetto: il piccolo apre poco la bocca. Siamo andati avanti a fatica tutto il primo giorno con quel paracapezzoli enorme. La sera vado al nido, esausta, lì mi rimproverano che avrei già dovuto avere il mio paracapezzoli e fanno la prova con un'altro, tutto bagnato che non si appiccica alla mia pelle, scivola e il bimbo non si attacca. Quarto verdetto: "Signora non so cosa dirle, lei ha il capezzolo piatto e il bambino è pigro. Glielo teniamo noi 'sta notte.". Risalgo il corridoio piangendo, mi sento impotente e  colpevole, sembra non ci sia via d'uscita.

Il secondo giorno non arriva più il momento di riprendere i bambini dal nido, una volta lì mi fermano per riprovare ad attaccarlo, intanto il peso del piccolo scende. Un'altra persona mi fa riprovare la tettarella della prima notte. Miracolo, Riccardo si attacca e ciuccia pure con gusto! C'è luce alla fine del tunnel! Passiamo così tutto il secondo giorno.

Il terzo giorno il peso è sceso ancora, mi dicono che se continua a scendere non mi fanno andare a casa l'indomani. Quinto verdetto: "Signora lei poi ha la pelle delicata, si rovina subito, gli ha già fatto un livido!", no quella è una vecchia cicatrice a dire il vero... Passiamo così tutto il giorno da soli con la tettarella. Ci sono momenti in cui piango perchè so che non ci faranno uscire, e momenti in cui mi auto convinco che ora Riccardo si attacca bene, sta ciucciando quindi siamo a cavallo! Verso sera invece mi viene fatto sapere che il piccolo è sceso proprio troppo di peso e se il giorno successivo non si dovesse stabilizzare allora mi faranno restare un'altro giorno. Panico. Io mi impegno più che posso, lo attacco come mi dicono 10min per parte, lui però ciuccia e si addormenta. Intanto passano a dirmi frettolosamente come si fa la medicazione all'ombelico e mi raccontano come si fanno le spugnature (e io che immaginavo me l'avrebbero fatto vedere..)  Sono distrutta, la notte non dormo bene, nel frattempo in camera sono arrivate: una mamma di 6 figli, tanto per sentirmi ancora più imbranata; e poi una donna che ha partorito col cesareo in piena notte.. E io piango all'idea di dover rimanere bloccata lì per chissà ancora quanto.

Il quarto giorno è ufficiale non mi dimettono. Mi portano a tirare il latte, solo 10ml. Torno una seconda volta, mi chiedono: "Preferisce tirare prima il latte o provare ad attaccarlo?", "Non lo so, mi dica lei cos'è meglio...", ...dopo un consulto prima mi fanno fare una poppata con doppia pesata (quasi 10 grammi) poi si va di tiralatte. Mentre davanti a me Riccardo viene allattato artificialmente da un'altra persona. Mi sono messa a piangere. E quello non capiva neanche perchè. Il mio piccolo non mangiava da giorni in modo decente e la prima persona che lo sfamava era un'estraneo (come se poi fosse chissà quanto difficile dargli un biberon). Sesto verdetto: "Comunque suo figlio è pigro, anche al biberon non si attacca molto!"
Nel frattempo mi procuro un paracapezzoli come dico io, che pare funzionare proprio bene, il piccolo ora ciuccia di più, torno comunque al nido per l'aggiunta.
La montata lattea sembra finalmente essere in arrivo, chiedo qualche consiglio all'unica che sembra ascoltarmi, lei mi dice che se preferisco quella notte sarei potuta andare ad allattare lì, di svegliare il bimbo dopo tre ore se non si fosse svegliato da solo.
Quella notte in particolare, stremata dalle visite dei parenti, dalla storia dell'allattamento, e dal sonno perso, vado a letto convinta che mi riprenderò perchè Riccardo ora dorme beato. E invece la madre della vicina del cesareo cerca di costringere la neonata ad attaccarsi al seno e la piccola strilla per tre ore filate. Così coi nervi a pezzi vado al nido a cercare asilo. Lì un'altra persona mi dice che non ha senso che io allatti da loro. Settimo verdetto: "Signora sta dormendo, non lo svegli!". Torno depressa verso il mio letto, fortuna che una ginecologa nel frattempo era andata a vedere cosa stava succedendo e la situazione lì si era calmata.

Il quinto giorno, finalmente Riccardo ha preso peso, si torna a casa. Nel giro di poco faccio un'ultima visita, e poi al nido per le ultime cose del piccolo. Io mi aspettavo indicazioni su come e quando allattare, sulle dosi dell'aggiunta, su come pulire occhi, naso e orecchie. Invece vengo investita da informazioni burocratiche: codice fiscale, pediatra, ecografia anche, vaccini, vitamine... "Ma devo dargli l'aggiunta?", "Si continui pure, poi deve fare quest.." sono state le uniche parole sul tema.

Ma l'importante infondo era uscire dall'ospedale, no?

Era una notte buia e tempestosa...



Pioggia a dirotto, vento fresco, sveglia presto.

Il pensiero del ricovero era ovviamente predominante su qualsiasi altro pensiero.
Ci siamo decisi ad alzarci, prepariamo le ultime cose, Lui fa colazione, io mi rado, lavo, vesto. Nonostante sembrasse tanto presto ormai erano le 7 ed era proprio ora di andare.

Parcheggiamo vicino all'ospedale, un maxi ombrello non bastava a coprirci, siamo riusciti a inzupparci letteralmente fino al ginocchio, la strada per entrare in ospedale mai era sembra così lunga, io non avevo neanche un golfino a portata di mano quindi stavo anche morendo di freddo. Finalmente una volta dentro ci sediamo in sala d'attesa. Dove poi saremmo rimasti per più di due ore!

Iniziano a farmi un tracciato, il bimbo sta bene, poi mi danno la camera, ed essendo il mio primo ricovero sono talmente stordita, che non ho idea di come sistemarmi. Mi cambio: camicia da notte e ciabatte. Mi mettono un accesso venoso, primo prelievo, sono ormai le 10 e 30 e siamo finalmente pronti per inserire la fettuccia per l'induzione. Dopo un secondo tracciato, torno in camera, dove ci sono altre due donne. Loro mi guardano e ridono: "Come leggi?", si leggo, la fettuccia non fa ancora effetto, infatti Lui decide di tornare un attimo a casa per mangiare e riposarsi un po'.
Ovviamente una volta che Lui è a casa iniziano i primi dolorini, le signore intanto vengono dimesse, rimango in stanza da sola. I dolori aumentano.
"Corri presto vieni che da sola non voglio stare!!"

Lui arriva e io sono ufficialmente piegata in due.
Quindi sono queste le doglie..

Dopo circa 4 ore di dolori ogni due minuti sono ad appena 3cm, mentre fantastico su epidurali e cesarei che non potrò mai avere, il tempo sembra non passare mai, mi dicono che il prossimo controllo me lo faranno alle 9 (in pratica non devo rompere le scatole fino a tale orario).
Le contrazioni e il dolore alla schiena cambiano, scendono più in basso, più intensi ma anche meno ravvicinati. Trovo una posizione comoda, mi assopisco quasi tra un dolore e un'altro mentre Lui mi massaggia la schiena, ho paura che si sia arrestando tutto il processo.
Mi alzo e sento un peso là sotto, voglia di spingere, chiamo il ginecologo e si corre in sala parto!

Vi risparmio i dettagli, ma è stato tutto sommato veloce.
Quando è uscito, dopo essermi accertata piangesse, ho solo egoisticamente ed egocentricamente pesato: "Cavoli, ce l'ho fatta! Ho partorito!!". Il resto è stato tutto in discesa, Lui che è diventato ufficialmente papà, io strapazzata ancora dai medici, poi andando verso la camera un nugolo di parenti in attesa di vedere me stravolta e il piccolo stralunato.

Nella quiete della stanza vuota con il piccolo al mio fianco, non dormo tutta la notte; mentre fuori, nonostante sia il 18 luglio, piove a dirotto.